sabato 10 novembre 2012

10 Novembre.



Oggi è il tuo compleanno.
E siccome ultimamente sei sempre più tecnologico e so che di tanto in tanto passi da queste pagine a dare una sbirciatina alle ultime novità, ti lascio qui i miei auguri per te.
E’ un po’ che non parliamo, tu ed io.
Ci vediamo poco, e quando capita, Gabriele ti vuole giustamente tutto per se.
Sei il suo nonno adorato.
Quello che per i suoi primi 6 mesi lo portava al parco tutti i pomeriggi.
So che quei momenti , anche se Gabriele era  davvero piccino, hanno creato un forte legame tra voi.
So che anche tu li ricordi con piacere.
Eri sereno in quel periodo, sorridevi come non facevi da un po’. 
Eri, finalmente, diventato nonno ed io ero, e sono, orgogliosa  del regalo che ti ho fatto. 
Te l ho detto che ci tenevo tanto  a diventare madre anche per questo, vero?

...la tua gioia è la mia gioia, il regalo più bello per me è vedere nascere sulle tue labbra uno dei tuoi dolcissimi e rari sorrisi...

e con i due nipotini che sono arrivati finalmente quei sorrisi si son fatti più frequenti.
La vita con te non è stata gentile, non ti ha risparmiato sofferenze e delusioni. 
Tu però sei sempre andato avanti, con determinazione e infinita pazienza.
A volte mi chiedo come tu abbia fatto a sopportare certi momenti.
Io volevo che tu mandassi tutto all’aria per ricominciare e invece tu mi hai insegnato la pazienza.
Io lo so, so come ho fatto io. 
Quando in quella trappola di pochi MT quadri giravamo intorno in cerca di aria e luce per non impazzire, quando le urla erano all’ordine del giorno, quando il telefono che suonava metteva paura, quando avviliti e scoraggiati respiravamo quell’aria malsana che sapeva di tristezza e rassegnazione.
Lo so, io lo so che se mandavo giù il boccone, se mi chiudevo nella mia stanza a contare fino a 100, se scappavo in bagno per mettere una distanza che mi permettesse poi di tornare, era solo per te.
Perché tu eri lì, e lì volevi rimanere.
Ricordo che ti domandai anche il perché e tu mi rispondesti che quello era il tuo posto, che non potevi abbandonare tutto, che c’eri solo tu.
Io ero arrabbiata, sai? Io una volta ti ho dato la colpa di quello che stavamo vivendo, te l ho urlata in faccia e ti ho fatto piangere, lo ricordi papà? Ricordi che poi presa dalla paura sono corsa lì e ti ho detto cento, mille volte che non lo pensavo davvero,  che ero solo arrabbiata, ma che non ce l’avevo con te?
Tu asciugandoti il viso dicesti che invece si, era tutta colpa tua.
E ti allontanasti senza più dire una parola. 
Non me lo sono mai perdonata.
Non era colpa tua. 
Doveva andare così. 
Scappare poteva essere facile ma tu hai deciso di restare. 
Tu hai sempre detto che le cose vanno affrontate, che bisogna chinare la testa e andare avanti, sempre. 
Io a queste tue parole ogni volta  mi arrabbiavo un po’, capivo quello che volevi insegnarmi ma ti avevo visto chinare la testa troppe volte, volevo invece che tu ti iniziassi a farti rispettare di più, che fossi più consapevole del tuo valore.  
E invece tu mi hai insegnato l’ umiltà.
Quando anche io me ne sono andata via di casa mi sentivo in colpa. 
Sentivo di lasciarti solo ad affrontare tutto quello che fino a quel momento avevamo affrontato insieme. 
Non ero serena, stavo male. 
Temevo, conoscendoti, che non mi avresti chiamato in caso di bisogno, per non darmi pensieri, per non creare disturbo. 
Non ero tranquilla. Il mio telefono non era, e non è, mai spento. 
Nemmeno di notte.
Credo che quando poi sia io che mia sorella siamo tornate in quella casa, a distanza di pochi mesi l’una dall’ altra  nonostante lei fosse andata via già da tempo, sia stato un segno del destino.
Erano gli uomini sbagliati, con loro non saremmo andate da nessuna parte. 
Dovevamo stare insieme ancora, stringendoci un po’ e mandando giù qualche altro amaro boccone. 
Tu brontolasti, dicevi che tornavamo tra i piedi, ma in tempo record progettasti la stanza e la creasti con le tue mani. 
[Quando ho detestato e quanto ho amato quei trespoli ]. 
Eravamo di nuovo insieme.  
Fu una convivenza difficile, poco spazio per  4 persone. 
Poca aria con la malattia che girava lenta in mezzo a noi.
Poi però, nel giro di poco, ecco arrivare i due uomini che aspettavamo, quelli simili a te, nei pregi e nei difetti. 
Quelli pazienti, buoni, e  testardi. Quelli che ci avrebbero, finalmente, fatto diventare madri regalando così gioia ad una famiglia che non la conosceva da tempo, regalando sorrisi quotidiani a te che da quel giorno hai un'altra luce.
Pian piano le cose sono un pochino migliorate, abbiamo trovato il nostro equilibrio, la malattia ha assunto una forma diversa che l ha resa più sopportabile e gestibile, il trasloco che, finalmente, ti sei deciso ad affrontare, ha messo distanza tra noi e la gabbia piena di tristezza e rassegnazione in cui abbiamo vissuto per anni dopo quel violento scoppio che ci ha costretti ad abbandonare la casa dove abbiamo vissuto gli anni migliori. 
E’ solo una rampa di scale, ma quando passo davanti a quella porta chiusa per salire da te, deglutisco sempre un po’a fatica. 
E’ come se sentissi le voci, le grida, la rabbia, la paura, il dolore, l’ansia, l’ angoscia, il male, la polvere,  il calore, l’odore e il peso di quegli anni passare attraverso la porta. 
Sono felice, che tutto sia rimasto lì dentro, sono felice che quell’appartamento non esista più per come era. 
Dentro di me sono sempre stata stupidamente convinta che fosse un appartamento maledetto, dovevo pur trovare qualcuno con cui prendermela, no?
Con tutto questo papà volevo solo dirti che io spero davvero di essere riuscita, nel  mio piccolo, a darti un po’ della gioia che meriti. 
Spero che anche tu adesso ti senta più sereno. 
Spero che tu, a questo punto della tua vita, possa sentirti orgoglioso di quello che hai costruito, della famiglia che hai generato, delle figlie che hai cresciuto.

Sei felice, almeno un po’, papà?

Ecco qual’ è, quest’anno, il mio augurio per te. 
Ti auguro la felicità. 
Che tu la sappia trovare e riconoscere nelle piccole cose. 
Che tu la sappia fare entrare dentro di te, lasciando fuori,  per una volta, tutto il resto.

Ti voglio bene.
S.




13 commenti:

  1. Forse il post più bello di questo blog, praticamente incommentabile....c'ho le lacrime *_*

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  2. Bellissimo post. Lacrimoni a gogo e tanti auguri al grande uomo che è il nonno di Gabry e di Samuele :)

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  3. sto piangendo forte
    con i singhiozzi
    sono stati tempi duri
    abbiamo passato cose che non voglio nemmeno stare a ricordare
    ricordarle non mi piace e non mi serve più, abbiamo fatto un passo avanti.
    però è vero
    papà è stato il nostro punto fermo
    ha tenuto sempre aperto un rifugio per noi, per me, per te e per mamma.

    Spero che ora finalmente potremo goderci questa nuova vita, per quanto mi riguarda sembra un miracolo
    con Homer dico sempre che ho un solo desiderio: che tutto continui ad essere come è ora...

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  4. ti invidio.....
    è bello avere una roccia del genere accanto....

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  5. ho le lecrime agli occhi...
    forse perchè un po' rivedo nel tuo papino anche il mio papino.. il mio punto fermo!
    un abbraccio

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  6. Ho letto il post con un magone... solo le lacrime mi han un pò sbloccato...
    sarà che penso al mio babbino... che ha dovuto lottare pure lui... e ogni giorno ci convive con il dolore e il ''diverso'' da prima... so che hai capito cosa intendo...
    ma il tuo papà come il mio, ha avuto e ha, due stelle affianco che lo hanno aiutato e sostenuto anche solo con la presenza... sono forti e sono cocciuti ... ma vediamo in loro certe debolezze che... il mio ha ribadito diverse volte, che senza me e mia sorella, non ce l'avrebbe mai fatta...

    ps. io fossi in te, questa lettera la stamperei e gliela consegnerei a mano... un bacio grande Luna..

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  7. Che tenera che sei!
    Soprattutto mi piace tanto che tu gli chieda se è felice.

    Posso darti una "perla di saggezza" non richiesta? ti offendi?
    Eccola qui: ricordati che la sua felicità è qualcosa che dipende da LUI.
    Non è compito tuo... e scusa se mi permetto, ma anche tu meriti di essere felice e priva di sensi di colpa!
    Un abbraccio forte a tutte e due.

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  8. Grazie Rachele, non mi offendo assolutamente . E ora so che hai ragione....è che la sua felicità mi è sempre stata così a cuore (anche da più piccina) che mi son sempre sentita "in dovere" di fare qualcosa (ovviamente nel mio piccolo, tipo regalargli qualcosa che intuivo gli sarebbe piaciuto ma che non si sarebbe mai comprato etc...)

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  9. auguri al nonno di Sam e Gabry :*

    Sto togliendo la polvere al blog, o per lo meno ci provo

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